Siamo con Paola, una donna che ha affrontato un problema oncologico e che per fortuna si è risolto positivamente. Abbiamo conosciuto Paola realizzando con lei due servizi fotografici a Bologna. Donna di mille interessi, Paola nell’ultimo anno si è iscritta all’Accademia di Belle Arti per la laurea triennale in mosaico. L’intervista si propone di esplorare non solo l’aspetto medico, ma anche quello emotivo, artistico e personale del suo percorso.
Ciao Paola, qualche notizia su di te l’abbiamo data ai nostri lettori, introducendo questa intervista, ci vuoi fornire qualche notizia in più su di te? “Ho 57 anni, originaria di Venezia ma dal 2018 residente a Ravenna, dove lavoro come impiegata. Donna con una vita normale, e con molte passioni artistiche: ho conseguito nel 2000 un diploma regionale di Operatore del Restauro di lapideo e affreschi pur lavorando, poi mi sono iscritta alla facoltà di Chimica del Restauro a Venezia, che purtroppo ho dovuto abbandonare per problemi di salute. Quando posso, dipingo icone: l’iconografia è una preghiera che diventa immagine, per me è una sorta di meditazione attiva”.
Il tema non è semplice, lo sappiamo, come ti sei accorta che qualcosa non andava. “Ho iniziato i controlli senologici all’età di 45 anni, su consiglio della mia dottoressa di base (ho un vissuto di disturbi ormonali importanti e altri interventi), e a pochi giorni dal Natale del 2017 durante un controllo di routine, è stato scoperto un nodulo “sospetto” che si è rivelato un tumore da asportare e curare. Da lì è successo anche altro: la malattia mi ha spinto a cambiare completamente vita, ho posticipato l’intervento perché nel 2018 sono andata a lavorare ed abitare a Ravenna, e ho preferito quindi farmi seguire dalla Senologia dell’ospedale Pierantoni Morgagni di Forlì, reparto di vera eccellenza per questa patologia. Nello staff hanno anche chirurghi plastici, per cui si viene trattate anche da questo punto di vista: durante l’intervento il mio seno è stato rimodellato, senza uso di protesi. Nel 2021 ho subito un altro importantissimo intervento salvavita, sempre a Forlì, per una patologia peggiorata notevolmente dopo la radioterapia, per cui ho rischiato la vita (purtroppo le cure hanno anche effetti collaterali pesanti). Quando mi sono ripresa da questo secondo intervento, avevo bisogno di rivedermi come donna: gli interventi agli organi femminili minano in qualche modo la propria percezione femminile, che va al di là dell’aspetto fisico e del falso mito della sensualità”.
Quali emozioni hai provato la prima volta che ti sei guardata allo specchio dopo l’operazione? “Stupore e felicità, le parole esatte. Il cerottone che mi copriva e schiacciava il seno mi aveva un po’ demoralizzato, mentre invece il dottore diceva “vedrà che bel risultato quando lo rimuoverà”. Pur perplessa mi sono fidata, e ho fatto bene: il seno era uguale all’altro, senza buchi o avvallamenti come molte amiche che hanno avuto lo stesso intervento, la cicatrice invisibile e perfetta, posizionata in un punto strategico”.
Cosa significa per te posare fotograficamente dopo un intervento così importante? “A causa dei miei disturbi sono finita più volte sul tavolo operatorio, dove notoriamente si è sempre nudi ed inermi sotto i bisturi”. Ho desiderato riappropriarmi della prospettiva della visione del mio corpo, diventare quindi soggetto attivo e non paziente sedata, degna di essere vista e valorizzata nonostante le cicatrici (quella sull’addome è evidente). Quindi per me conta molto l’essere me stessa durante la posa, ed esprimere i miei stati d’animo. Più di un fotografo si è complimentato per la naturalezza del mio nudo: niente è più bello del corpo ritrovato, nonostante le cicatrici. E comunque, in modo ironico visti i pregressi, dico sempre che desidero avere delle belle foto per la lapide”.
Hai notato cambiamenti nel modo in cui percepisci la bellezza e il corpo femminile attraverso la fotografia? “Forse prima non comprendevo bene come ci si potesse esprimere, adesso capisco che bisogna andare al di là dell’estetica e della patina del glamour, e tirare fuori l’anima, più che seno e glutei”.
Tu in passato hai posato per importanti progetti fotografici, ce ne vuoi parlare? “Con la giovane e talentuosa fotografa Justine Manzo, nel 2024 abbiamo creato il progetto fotografico Sponsa Vitae che racconta la mia storia da un punto di vista psicologico, scattato interamente nel Cimitero Monumentale di Ravenna e diviso in 2 parti: la sposa nera (la scoperta della malattia, l’accettazione, la disperazione e l’intervento) e la sposa bianca (la rinascita e la festa). I fili conduttori sono stati la poesia la Notta oscura dell’anima di San Giovanni della Croce per la sposa nera, e il Cantico dei Cantici per la sposa bianca. Nel giugno 2024 la mostra è stata esposta in una sala del Comune di Ravenna che ha patrocinato il progetto, riscontrando una buona visibilità e molti consensi nonostante l’argomento spinoso”.
Cosa ti ha spinto a scegliere proprio l’indirizzo mosaico all’accademia di belle arti? “In realtà è nato tutto per caso: cercavo un corso da seguire nei pomeriggi liberi, sono andata all’Accademia dove ho casualmente incontrato la Direttrice che mi ha suggerito di iscrivermi a Mosaico (all’inizio ero tentata dal corso di Design del gioiello), ed effettivamente il programma è molto variegato ed interessante, pertanto, mi sono lanciata in questa avventura. Vediamo come andrà a finire”.
Come riesci a conciliare la tua passione per la fotografia con gli impegni lavorativi e universitari? “In prima battuta ci sono il lavoro che mi fa vivere, poi l’università. La foto è un piacevole contorno, pertanto seleziono con cura i fotografi e i progetti: avendo poco tempo, lo sfrutto al meglio per lavori di qualità. Non sono una che smania per apparire dovunque, anzi”.
Quali sono le principali sfide che hai incontrato nel tuo percorso, sia artistico che personale? “Può sembrare strano, ma vengo invidiata anche troppo da qualche “collega”, e posso assicurare che quando non si sta bene è abbastanza pesante. Pertanto, ho imparato a piazzare un bel vaffa… al momento opportuno: i malumori trattenuti fanno ammalare e non ho bisogno d’altro”.
Il mosaico, con le sue tessere diverse che formano un unico disegno, rappresenta in qualche modo la tua storia personale? “Può essere, sì: un fotografo ed artista inglese mi ha definita anche un’anima avventurosa, caravaggesca”. Sono una persona con molte sfaccettature e molti interessi, il mosaico può rispecchiarmi in un certo qual modo”.
Che messaggio vorresti trasmettere alle donne che stanno affrontando un percorso simile al tuo? “Controllatevi sempre e non posticipate, non nascondete la testa sotto la sabbia: la diagnosi precoce nel mio caso ha fatto la differenza. Una amica ha posticipato controlli accampando scuse assurde, ed ora lotta con metastasi che non riesce a tenere a bada”.
Quali sogni hai per il futuro, sia come artista che come donna? “Intanto restare in salute, e poi riuscire a terminare gli studi: ho in testa parecchie idee, vediamo se riuscirò a esternarle e renderle pratiche. Potrebbe anche essere che passi dall’altra parte dell’obiettivo, chissà… Tutto un passo alla volta, non ho fretta. E grazie per la pazienza di avermi letto”.
Le fotografie sono state fornite da Paola Marton – I credits delle fotografie appartengono ai relativi fotografi
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