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Slow Wine 2026

Slow Wine 2026 – La guida, giunta alla 16esima edizione, è disponibile in libreria e online su slowfoodeditore.it
Presentata oggi a Milano Slow Wine 2026, la guida ai vini di Slow Food, già disponibile in libreria e su slowfoodeditore.it.
Una delle principali novità della 16esima edizione è l’inserimento della grammatura del vetro delle bottiglie, informazione ora presente per tutti i vini recensiti, che contribuisce a indirizzare il lettore verso una scelta di maggiore sostenibilità, non riguardante solo il vino. Una scelta coerente con il percorso avviato nell’ultima Slow Wine Fair con la guida Unpacking Wine, che ha puntato i riflettori sull’importanza del packaging e sul suo impatto ambientale. In particolare, Slow Wine lancia una call to action che riguarda i vini fermi, invitando i produttori a ridurre il peso medio delle bottiglie da 0,75 l a meno di 450 grammi entro la fine del 2026. Un aspetto rilevante che rafforza l’impegno della guida per una viticoltura sempre più consapevole e sostenibile.

L’incontro Il futuro è leggero: un momento di confronto e impegno per la sostenibilità

Ad aprire la giornata di presentazione della guida, sabato 18 alle 10.30, è l’incontro dal titolo Il futuro è leggero. Ridurre il peso, aumentare l’impatto positivo, un momento di dialogo dedicato al tema del packaging sostenibile nel mondo del vino. La bottiglia leggera, infatti, rappresenta oggi una scelta concreta per ridurre consumi ed emissioni, trasformandosi in uno strumento chiave per accrescere l’impatto positivo della filiera. Solo grazie alla collaborazione tra produttori, distributori e consumatori è possibile orientare il mercato verso soluzioni più responsabili e coerenti con gli obiettivi di sostenibilità. Sul tema intervengono Walter Da Riz, direttore di Assovetro, e Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia. Al termine dell’incontro, la consegna dei premi speciali di Slow Wine 2026: alla Carriera, al Giovane Vignaiolo, per l’Accoglienza in cantina, per la Viticoltura Sostenibile, alla Novità dell’anno, per la Vitalità del suolo e il premio Slow Wine Coalition alla Solidarietà.

La degustazione

L’appuntamento è dalle ore 14 alle 20 al Superstudio Maxi, in via Moncucco 35: gli ampi spazi della location si trasformeranno in un’enoteca d’eccezione, con oltre 480 banchi d’assaggio e più di 900 vini selezionati, presentati direttamente dai vignaioli e dalle vignaiole di tutte le regioni d’Italia che aderiscono al Manifesto del vino buono, pulito e giusto. Scopri la Wine List! Si tratta dell’unico evento di questo genere in Italia: un’occasione imperdibile per appassionati, operatori e professionisti del settore non solo per assaggiare il meglio della viticoltura italiana, ma anche per incontrare i produttori delle cantine premiate dalla guida, confrontarsi su temi cruciali per il futuro del vino italiano e scoprire il valore ambientale, economico e sociale di questo mondo.

Tra i protagonisti di quest’anno anche 133 aziende “novità” – cioè non recensite nella passata edizione – che per la prima volta saranno presenti alla degustazione milanese, portando con sé storie, territori e vini, tutti da scoprire.

Sdegno, coraggio e responsabilità per navigare il futuro del vino italiano

Come per ogni edizione, ad aprire la guida è l’introduzione di Giancarlo Gariglio, curatore di Slow Wine, che con lucidità e passione restituisce il senso più profondo del lavoro svolto in questi sedici anni. In un contesto segnato da crisi climatiche, guerre vicine, disaffezione dei giovani e tensioni economiche globali, Gariglio invita il mondo del vino a non arrendersi, ma a reagire con sdegno e coraggio: le due forze che, citando Sant’Agostino, danno forma concreta alla speranza.

Il curatore riflette sull’importanza di raccontare l’eccezionalità del vino con autenticità e trasparenza, sottolineando la necessità di affrontare con urgenza tre fronti fondamentali per superare l’attuale situazione di difficoltà che attraversa il settore.

«La crisi del vino italiano è profonda e richiede un’azione urgente e decisa su tre fronti essenziali. Il primo riguarda la produzione: è indispensabile intervenire su reimpianti, estirpi e disciplinari, eliminando regole obsolete che favoriscono la quantità a discapito della qualità, pretendere il rispetto delle leggi esistenti e i controlli conseguenti. Dobbiamo ridurre le rese, bloccare l’espansione indiscriminata delle superfici vitate e contrastare le pratiche speculative che danneggiano il settore. Il secondo aspetto riguarda la struttura delle cooperative, che producono circa il 50% del vino italiano. Serve una profonda riforma per favorire aggregazioni tra realtà troppo piccole, investire in professionalità e competenze specifiche, e superare la gestione ancora troppo spesso approssimativa, affinché possano competere sul mercato globale. Infine, il terzo punto cruciale è la promozione e il marketing: oggi manca una strategia coordinata che unisca le forze a livello nazionale e regionale, con investimenti mirati in formazione e comunicazione di qualità. È fondamentale superare la frammentazione e valorizzare davvero la nostra cultura enogastronomica a livello internazionale. Solo affrontando insieme questi tre aspetti potremo superare la crisi attuale e garantire un futuro solido, sostenibile e di eccellenza al vino italiano».

I numeri di Slow Wine 2026

7972 vini recensiti • 1172 cantine che praticano agricoltura biologica/biodinamica certificata o sono in conversione • 3023 vini in bottiglia dal peso inferiore o uguale a 450 grammi • 133 aziende “novità” • 242 Chiocciole, le cantine buone, pulite e giuste • 188 Bottiglie, le cantine i cui vini esprimono un’eccellente qualità organolettica • 49 Monete, le cantine i cui vini hanno un ottimo rapporto qualità-prezzo • 153 Best Buy, selezione di Top Wine con un prezzo vantaggioso • 196 locali del Bere Slow • 227 video delle visite in cantina visualizzabili attraverso un QR Code • 439 cantine che offrono ospitalità • 294 cantine che offrono ristoro • 845 cantine che offrono lo sconto del 10% sull’acquisto dei vini

La presentazione della guida è resa possibile grazie agli Official Partner: Bormioli Luigi, Estal, Fieramente, Eventi di Cartone, Guala Closures, Gruppo Saida, Reale Mutua e Winterhalter, e con il supporto di Acqua S. Bernardo, Cambium, Corneo Pallets, PEFC e Pulltex. L’evento è realizzato in collaborazione con FISAR.

Unpacking Wine: quando il vino racconta una storia oltre i filari

Bottiglie, tappi, capsule ed etichette: dalla fine dello scorso anno il lavoro di Slow Wine si è ampliato, cercando di andare oltre i filari per abbracciare il tema della sostenibilità a 360°, lungo tutta la filiera del vino.

Perché un vino buono, pulito e giusto non è solo frutto di pratiche agricole sostenibili – come ad esempio la rinuncia al diserbo chimico delle vigne –, ma anche di molte altre scelte che concorrono alla sua sostenibilità. Ecco allora che a Slow Wine Fair 2025 si è concretizzata la collaborazione con Porto Protocol per lanciare la call to action Alleggeriamo le nostre bottiglie rivolta tanto ai vignaioli quanto ai professionisti del settore e i wine lovers, che trova uno dei primi importanti riflessi concreti nella sedicesima edizione della guida Slow Wine dove il peso delle bottiglie è per la prima volta uno dei descrittori dei vini recensiti in guida.

Il tema degli imballaggi – e anche dei trasporti – è fondamentale per andare verso una reale sostenibilità del vino. Per restare al solo packaging primario, e nello specifico alla scelta delle bottiglie, basta tenere conto del fatto che il vetro incide da un minimo del 30 fino al 70% sull’impronta carbonica di un vino.

Il packaging è un problema reale del settore vinicolo. Tanto che la situazione globale dell’inquinamento sta spingendo i legislatori a redigere leggi più severe in materia di imballaggi. Molte nazioni, tra cui Inghilterra e Paesi scandinavi, sono già all’avanguardia mentre in altri ci sono proposte in fase di attuazione.

Nel valutare l’impatto ambientale dei materiali di imballaggio, è fondamentale analizzarne l’intero ciclo di vita, analizzando diversi fattori quali: l’utilizzo dell’acqua utilizzata durante la produzione, il ritrattamento e il riciclaggio; l’impatto sulla biodiversità dovuto all’estrazione delle materie prime; le emissioni di carbonio calcolate sulla base dell’energia consumata durante il ciclo di vita dell’imballaggio; e ancora il trattamento di fine vita, la generazione di rifiuti, l’impatto di trasporti e logistica e l’impatto chimico. E questo non vale solo per le bottiglie e altri contenitori per il vino, ma anche per tutte le altre componenti del packaging primario: dalle chiusure alle capsule, dalle etichette agli inchiostri. Ogni elemento, affrontato in maniera corretta, può dare un contributo effettivo alla riduzione delle emissioni e dell’impatto ambientale del vino.

Valutare le diverse opzioni è un lavoro impegnativo che assolve alla funzione di indirizzare scelte sempre più consapevoli non solo da parte di chi il vino lo produce, ma anche da parte di quanti lo acquistano. La guida Unpacking Wine è, in tal senso, proprio una tabella di marcia pratica per guidare nelle scelte consapevoli e per tracciare un percorso che evolva dall’estrazione alla circolarità, verso la scelta di materiali naturali, biodegradabili e riciclabili, e nella direzione dell’educazione dei consumatori nei confronti dei quali un packaging etico e sostenibile potrebbe rivelarsi un efficace strumento di marketing.

I Premi Speciali di Slow Wine 2026

Il Premio al Giovane Vignaiolo è stato assegnato a Pilar Gritti della cantina Andrea Pilar di Molino Vitelli (Pg) con la seguente motivazione, ed è stato consegnato da Greta Vernazza, Business Unit Italia di Guala Closures.

Andrea e Pilar Gritti non solo hanno preso in mano l’azienda che il compianto papà Carlo Massimiliano Gritti e la mamma Ursula Schindler hanno fondato nella valle del fiume Niccone nei primi anni Novanta, ma hanno saputo ritagliarsi uno spazio tutto loro realizzando vini da monovitigno caratterizzati da grande libertà interpretativa. L’Umbria del vino ha trovato due interpreti capaci di raccontare in modo inedito le potenzialità non ancora del tutto espresse di un territorio prestigioso.

Il Premio alla Carriera è stato assegnato a Graziano Prà della cantina Prà di Monforte d’Alpone (Vr) con la seguente motivazione, ed è stato consegnato da Winterhalter.

Era il 1979 quando Graziano Prà, fresco di studi agrari e di servizio militare, iniziava a gestire la proprietà vitata di famiglia sulle colline del Soave. Tra i soci fondatori della FIVI, Graziano si è battuto contro le logiche di mercato tese a sminuire la qualità del Soave, portando avanti scelte agronomiche controcorrente. Coraggio e rigore hanno ispirato il suo agire anche in cantina: tra i primi a utilizzare il tappo a vite, ha tracciato una strada oggi sempre più apprezzata da altri.

Il Premio per l’Accoglienza in cantina è stato assegnato a Isabella Carpineti della cantina Marco Carpineti di Cori (Lt) con la seguente motivazione ed è stato consegnato da Anna Gioannini, group wellbeing director Reale Mutua.

Isabella e Paolo Carpineti, supportati da papà Marco, hanno trasformato Cori in una meta enoturistica, attraverso visite in cantina e attività nel territorio, tra cui spicca il tour della Tenuta Antoniana, luogo di selvaggia bellezza, ben al di là dell’affascinante vigneto labirinto. I due fratelli sono stati capaci di intercettare i giovani, uno dei maggiori crucci del mondo del vino di oggi; il tutto senza costruire un resort a 5 stelle ma grazie a uno staff sorridente e a tinte decisamente rosa.

Il Premio per la Viticoltura Sostenibile è stato assegnato a Ferdinando Principiano dell’omonima cantina di Monforte d’Alba (Cn) con la seguente motivazione ed è stato consegnato da Gian Luca Zuccarello, commercial premium glass division di Gruppo Saida.

In una Langa prospera e sotto i riflettori, Ferdinando Principiano non ha mai perso di vista i valori più saldi di un’agricoltura rispettosa dell’ambiente, impegnata nella salvaguardia della biodiversità e di un paesaggio agricolo unico. Ferdinando, che ha scelto di ridurre drasticamente le dimensioni aziendali per dare piena coerenza e concretezza alla sua visione, ha preservato boschi, prati e un piccolo laghetto per contrastare l’avanzata della monocoltura e offrire rifugio alla fauna locale.

Il Premio alla Novità dell’anno è stato assegnato a Bruno De Conciliis della cantina Morigerati di Morigerati (Sa) con la seguente motivazione ed è stato consegnato da Elisa Vetrucci, junior sales manager di Bormioli Luigi.

Un unico vino da un unico luogo – Morigerati, nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano – da un appezzamento in altura caratterizzato da un’incredibile diversità di suoli, mai coltivato prima, se non a seminativi negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso. Un progetto relativamente recente, con l’eclettico Bruno De Conciliis a capo di “un’armata brancaleone” desiderosa di raccontare la souplesse algida e l’intima essenza mediterranea di uno straordinario vitigno qual è il fiano.

Il Premio per la Vitalità del Suolo è stato assegnato ad Andrea Dibenedetto della cantina L’Archetipo di Castellaneta (Ta) con la seguente motivazione ed è stato consegnato da Valerio Antonioni, fondatore e proprietario di Eventi di Cartone.

Dopo vent’anni di viticoltura biologica e 5 di conduzione in biodinamica, la famiglia Dibenedetto è approdata all’agricoltura sinergica, raggiungendo una situazione di pieno equilibrio e vitalità del suolo e portando a compimento il ritorno all’archetipo. In questo senso, la non aratura del terreno e la scelta dell’inerbimento permanente hanno facilitato la cooperazione sinergica (e non la competizione) di ogni forma di vita esistente all’interno di un ecosistema complesso come il vigneto.

Il Premio Slow Wine Coalition alla Solidarietà è stato assegnato a Marco Bechini della cantina Calafata di Lucca con la seguente motivazione ed è stato consegnato da Matteo Martelli, direttore di Fieramente.

I “mastri calafati” si occupavano di rendere stagne le giunzioni delle chiglie delle imbarcazioni perché potessero di nuovo stare a galla e navigare. Un lavoro paziente, incentrato sui concetti di coesione e costruzione che sono alla base di questa cooperativa agricola di comunità, nata e cresciuta con l’intento di salvare dall’incuria i terreni e di ridare dignità e orizzonti a persone fragili. Un progetto virtuoso che ha messo al centro il fattore umano e ha fatto proprie pratiche sostenibili.

L’Italia del vino in Slow Wine 2026

Valle d’Aosta: 2 Chiocciole, 1 Bottiglia, 1 Novità Tutti i riconoscimenti alle cantine valdostane

La Valle d’Aosta sta vivendo stagioni sempre più difficili per la viticoltura, con il 2024 segnato da piogge anomale, temperature elevate e forti attacchi di peronospora, che hanno causato cali produttivi fino al 40%. Alcuni produttori, pur orientati al biologico, hanno dovuto ricorrere a trattamenti più invasivi, mentre chi ha mantenuto pratiche più rigorose ha subito perdite maggiori. Anche il 2025 si presenta complesso, con grandinate fuori stagione e una vendemmia anticipata.

A livello aziendale, il settore sembra in fase di assestamento, ma un segnale importante arriva dal Consorzio Vini Valle d’Aosta, ora guidato dal giovane Nicolas Bovard: un cambio generazionale che punta a rispondere alle sfide del clima. Cresce anche l’attenzione sulla gestione dell’acqua, in un contesto segnato dal ritiro dei ghiacciai. Da segnalare infine una riduzione delle aziende presenti nella guida, a causa dell’esclusione di chi utilizza diserbanti chimici: un dato che evidenzia come la sostenibilità, anche in montagna, richieda scelte sempre più consapevoli.

Piemonte: 38 Chiocciole, 41 Bottiglie, 9 Monete, 16 Novità Tutti i riconoscimenti alle cantine piemontesi

L’annata 2021 del Barolo si conferma di livello straordinario, capace di offrire Nebbiolo profondi ed equilibrati. Una vendemmia che resterà impressa nella memoria. Meno convincente, anche a causa del confronto diretto, la 2022 del Barbaresco, caratterizzata da caldo e siccità, con vini più morbidi e meno incisivi.

Il Roero mostra una maturità ormai raggiunta, superando complessi di inferiorità e affermando una propria identità stilistica, sia nei rossi che nei bianchi.

Il Nord Piemonte prosegue il suo percorso di crescita, valorizzando con sempre maggiore consapevolezza due vitigni straordinari come il Nebbiolo e l’Erbaluce.

Nel Monferrato, nonostante la difficile congiuntura economica che colpisce duramente i produttori, emergono segnali incoraggianti grazie a nuove energie, investimenti e varietà autoctone di grande interesse come Grignolino, Freisa, Cortese e Timorasso. Proprio quest’ultimo, protagonista di un successo crescente, richiede ora una regolamentazione attenta per garantire uno sviluppo sostenibile e coerente.

Liguria: 5 Chiocciole, 3 Bottiglie, 1 Moneta, 4 Novità Tutti i riconoscimenti alle cantine liguri

In Liguria, dove la maggior parte del vino viene consumata localmente, soprattutto nel circuito turistico di bar e ristoranti, il settore Horeca ha registrato un calo significativo dei volumi, con punte fino al 20%. Una contrazione legata principalmente alle nuove norme del Codice della strada  contro  l’abuso  di  alcol,  più  che  agli  scenari  internazionali  o  al  rischio  dazi.      Un segnale positivo arriva dall’aumento della superficie disponibile per nuovi impianti, passata da 15 a circa 30 ettari: un traguardo importante per una viticoltura quasi interamente collinare e montana, che rappresenta anche un presidio ambientale contro smottamenti, incendi ed erosione del suolo. L’annata 2024 è stata calda e piovosa, ma senza eccessi climatici. Le piogge intense di settembre hanno complicato la vendemmia, con una lieve flessione produttiva (-3%), ma la qualità si è mantenuta buona, con vini più freschi ed equilibrati rispetto alle annate più torride.

Infine, si segnala la risposta concreta alla call to action della Slow Wine Coalition per la

riduzione del peso delle bottiglie: molte aziende liguri utilizzano già vetri ultraleggeri (sotto i 400 grammi), segno di una crescente attenzione alla sostenibilità ambientale.

Lombardia: 11 Chiocciole, 7 Bottiglie, 1 Moneta, 4 Novità Tutti i riconoscimenti alle cantine lombarde

Le recenti ondate di calore, la siccità prolungata e gli eventi meteorologici violenti stanno mettendo a dura prova l’agricoltura lombarda, rendendo urgente una revisione del modello produttivo verso pratiche più sostenibili e integrate con gli ecosistemi naturali. Innovazione tecnologica e aggiornamenti normativi sono strumenti chiave per affrontare questa transizione. In Valtellina, la viticoltura eroica continua a valorizzare il territorio attraverso la competenza artigianale dei produttori. La Franciacorta, dopo 35 anni dal Consorzio, entra in una fase di maturità, puntando a consolidare la qualità con progetti agricoli innovativi e il riconoscimento ufficiale delle Unità Geografiche Aggiuntive (UGA).

L’Oltrepò Pavese si sta rinnovando grazie a un nuovo statuto che valorizza i produttori di piccola scala e a un disciplinare aggiornato per il Metodo Classico, con l’obiettivo di migliorare la qualità e la visibilità del vino locale.

In Bergamasca e Val Camonica emergono giovani realtà promettenti, mentre nel Bresciano si osservano dinamiche diversificate: il Monte Netto resta saldo nella produzione di rossi, Botticino cerca un rilancio con vini bianchi e rosati, e la Valtènesi e Lugana puntano su stili più freschi e verticali. Un segnale meno positivo arriva dal Lambrusco Mantovano, dove le piccole realtà faticano a emergere rispetto alle grandi cooperative.

Trentino: 8 Chiocciole, 5 Bottiglie, 1 Moneta, 6 Novità Tutti i riconoscimenti alle cantine trentine

Le aziende trentine selezionate si distinguono per la valorizzazione dei vitigni autoctoni e l’adozione di pratiche enologiche innovative ma rispettose della tradizione. Ne risultano vini di grande bevibilità e forte identità territoriale.

Tra i bianchi, la riscoperta della Schiava, la freschezza espressiva della Nosiola e l’acidità montana del Müller Thurgau, in particolare nella Val di Cembra, si confermano come punti di forza della regione. La Nosiola, protagonista anche nella versione passita del celebre Vino Santo Trentino, si distingue per la sua complessità e personalità.

Tra i rossi, la Schiava è in fase di rinascita con interpretazioni che spaziano da vini beverini a quelli più strutturati. Il Marzemino vive una stagione positiva grazie a vinificazioni moderne che ne esaltano fragranza e freschezza. Il Teroldego, simbolo della Piana Rotaliana, si conferma tra i grandi vini rossi italiani, con versioni eleganti e di grande struttura, affinati in legno o anfora.

Infine, cresce l’offerta di TrentoDoc, con nuove etichette di cantine storiche che si distinguono per finezza ed eleganza, affiancando i grandi classici della spumantistica locale.

Alto Adige: 11 Chiocciole, 9 Bottiglie, 2 Novità Tutti i riconoscimenti alle cantine altoatesine

L’Alto Adige continua a sorprendere con un approccio vitivinicolo che unisce rigore produttivo, forte senso di comunità e interpretazioni sempre più personali e articolate. Dopo anni di rivoluzione qualitativa e di successo sui grandi bianchi, la regione entra ora in una fase più intimista, ma non meno dinamica.

Tra i bianchi, il Pinot Bianco si distingue per profondità, sapidità e capacità di invecchiamento, affiancato da Chardonnay, Sauvignon e Riesling che confermano l’eccellenza territoriale. I Gewürztraminer e i bianchi della Valle Isarco come Sylvaner, Grüner Veltliner e Kerner sono ben fatti, seppur con minore brillantezza rispetto al passato.

Nei rossi, il Lagrein conferma la sua piacevolezza con struttura equilibrata e tannini morbidi, mentre la Schiava, pur in riduzione di superficie, mostra un potenziale e una versatilità notevoli. Il Pinot Nero, varietà simbolo dell’Alto Adige, si presenta con etichette di grande qualità, che potrebbero beneficiare di qualche anno in più di affinamento per esprimersi al meglio.

Infine, l’Alto Adige si distingue anche per la crescente presenza di vitigni resistenti (PIWI), segno di una continua sperimentazione e ricerca di nuove strade per la viticoltura sostenibile.

Veneto: 22 Chiocciole, 8 Bottiglie, 6 Monete, 8 Novità Tutti i riconoscimenti alle cantine venete

Il Veneto conferma il suo ruolo di regione vitivinicola dinamica e resiliente di fronte alle sfide del mercato internazionale. La Valpolicella sta virando verso vini più leggeri e freschi, con Valpolicella Superiore di grande qualità che esprimono fedelmente il territorio. L’Amarone si conferma un vino d’eccellenza, valorizzato dai lunghi invecchiamenti.

L’entroterra del Lago di Garda si distingue per produzioni coraggiose e di crescente complessità, con novità come la menzione Riserva nel Custoza.

Dal Soave arrivano conferme sulla qualità dei vini collinari, eleganti e profondi, mentre il Durello ha introdotto la dicitura Monti Lessini per il Metodo Classico.

Nei Colli Berici ed Euganei cresce l’attenzione verso vitigni autoctoni e pratiche artigianali, con nuove piantagioni in quota per adattarsi ai cambiamenti climatici.

I rossi bordolesi si confermano vini di pregio con l’invecchiamento, così come il Prosecco delle colline Asolane e del Conegliano Valdobbiadene, che raggiunge livelli qualitativi elevati con un abbassamento della componente zuccherina.

Nel Bellunese e nei territori del Piave si affermano giovani produttori con metodi sostenibili e vitigni innovativi, portando nuova linfa alla viticoltura regionale.

Friuli-Venezia Giulia e Slovenia: 19 Chiocciole, 9 Bottiglie, 3 Monete, 8 Novità Tutti i riconoscimenti alle cantine friulane e slovene

Il Friuli-Venezia Giulia si conferma una regione vitivinicola dalla straordinaria varietà e complessità, caratterizzata da un mosaico di stili, terroir e idee che sfuggono a modelli univoci, rendendo ogni incontro con i suoi vini un’esperienza unica e stimolante.

La vocazione bianchista rimane il tratto distintivo della regione, con varietà come friulano, malvasia istriana e ribolla gialla che raggiungono livelli qualitativi d’eccellenza. Tra i rossi si segnalano Schioppettino, Refosco, Pignolo e Terrano, che pur mostrando potenziale, faticano ancora a emergere al pari dei bianchi.

Il territorio spazia dal Carso, con vini straordinari, al Collio, Brda e Colli Orientali, fino all’Istria, dove terroir diversi offrono vini che vanno dai bianchi classici ai macerati, passando per interpretazioni originali e sofisticate.

Tra le novità spiccano alcune realtà emergenti come Flaibani, Ferlat e Ronc dai Luchis, che rappresentano al meglio la vitalità e la ricchezza culturale di questa terra, capace di raccontare con maestria la varietà di paesaggi e stili produttivi.

Emilia-Romagna: 13 Chiocciole, 11 Bottiglie, 3 Monete, 4 Novità Tutti i riconoscimenti alle cantine emiliano-romagnole

In Emilia-Romagna la vendemmia 2023 è stata segnata da eventi climatici estremi, tra alluvioni e frane primaverili, ma i vini assaggiati hanno saputo sorprendere per qualità e profondità, riflettendo la resilienza dei produttori e delle produttrici locali.

L’Albana continua il suo percorso di riscoperta, grazie a interpretazioni che restituiscono dignità a questo bianco storico, anche se resta aperto il dibattito sul miglior stile espressivo. Il Trebbiano ha offerto risultati sorprendenti, con vini territoriali e mai scontati, mentre il Sangiovese si conferma un pilastro della regione, con sottozone sempre più riconoscibili anche a livello internazionale.

In Emilia, i Colli Bolognesi mostrano segnali di vitalità con vini identitari, frutto di un buon equilibrio tra tradizione e modernità. Nei Colli Piacentini si alternano luci e ombre: mentre la tradizione dei rossi evoluti e dei bianchi frizzanti permane, emergono anche progetti più contemporanei. Degne di nota alcune versioni ferme della Malvasia di Candia aromatica, fresche e longeve, accanto a rari e pregevoli esempi di Vin Santo locale.

La zona del Lambrusco è in continuo fermento: nuovi interpreti, approcci agricoli sostenibili e stili di vinificazione differenti arricchiscono l’offerta, rendendola dinamica ma anche difficile da comunicare in modo univoco. Una complessità che, se ben raccontata, può rappresentare un punto di forza di questa regione vitivinicola così ricca e sfaccettata.

Toscana: 34 Chiocciole, 23 Bottiglie, 2 Monete, 20 Novità Tutti i riconoscimenti alle cantine toscane

Raccontare oggi la Toscana del vino significa confrontarsi con una realtà complessa e sfaccettata, segnata da un clima in rapido mutamento. In questa edizione della guida, tutti i principali distretti vitivinicoli della regione si sono confrontati con annate estreme e molto differenti tra loro, che hanno messo a dura prova vigneti e produttori. Di fronte a questa nuova normalità climatica, i vignaioli più consapevoli stanno ripensando la gestione agronomica in modo sempre più adattivo, abbandonando approcci standardizzati per abbracciare pratiche flessibili e mirate. In cantina, si moltiplicano le scelte orientate all’equilibrio: estrazioni misurate, freschezza e bevibilità sono diventati obiettivi prioritari.

Il risultato è una sorprendente vitalità produttiva: in tutta la Toscana si moltiplicano vini capaci di superare le difficoltà delle annate più sfidanti, mantenendo intatte profondità espressiva, coerenza stilistica e leggerezza. Una prova concreta della maturità raggiunta da un territorio che, pur nella tradizione, continua a evolvere con intelligenza e sensibilità.

Umbria: 5 Chiocciole, 7 Bottiglie, 3 Monete, 2 Novità Tutti i riconoscimenti alle cantine umbre

Il panorama vitivinicolo umbro si conferma in pieno fermento. Sempre più protagoniste sono le nuove realtà artigiane, capaci di interpretare il territorio con stile personale e contemporaneo. Ne sono esempio aziende come Andrea Pilar, Cantina Margò e Danielli, premiate per la qualità diffusa delle loro etichette.

A cambiare è anche la geografia produttiva: l’Umbria, storicamente legata ai rossi strutturati, oggi brilla per i suoi bianchi. Il Trebbiano Spoletino guida questa rivoluzione, affiancato da un Grechetto in grande forma. L’ascesa di queste varietà non oscura il Sagrantino, che trova oggi espressioni più eleganti, accessibili e moderne.

A distinguere la regione resta un’impronta agricola fortemente sostenibile: l’approccio slow di molte aziende si traduce in vini autentici e profondamente legati al territorio.

Marche: 13 Chiocciole, 13 Bottiglie, 5 Monete, 5 Novità Tutti i riconoscimenti alle cantine marchigiane

Il Verdicchio continua a rappresentare l’anima vinicola delle Marche, sia nei Castelli di Jesi che a Matelica, con nuove realtà e produzioni da singola vigna che valorizzano al meglio le peculiarità territoriali. Crescono in qualità anche denominazioni come Colli Maceratesi Ribona, Bianchello del Metauro e Pecorino del Piceno.

Tra i rossi, ottime prove dal Conero, con vini eleganti e agili. Nel Piceno, alcuni rossi risultano meno centrati, forse penalizzati dalle recenti annate calde. I rosati si confermano in ascesa, tanto che entreranno ufficialmente nella Docg Conero dal 2025.

Da segnalare infine i 50 anni della Doc Falerio dei Colli Ascolani, occasione utile per rilanciare una denominazione storica ma oggi un po’ in ombra.

Lazio: 4 Chiocciole, 5 Bottiglie, 4 Novità Tutti i riconoscimenti alle cantine laziali

Dopo anni di critiche, il Lazio del vino mostra oggi una crescita tangibile, grazie a una rete di piccole e medie aziende sempre più consapevoli e capaci. Lo scouting continuo e l’impegno nella valorizzazione dei vitigni autoctoni stanno disegnando un mosaico enologico ricco e sfaccettato, dal nord al sud della regione.

Il Cesanese, da Olevano a molte zone “fuori denominazione”, si conferma vino simbolo, agile e complesso, capace di leggere il territorio con precisione. La Tuscia rafforza la sua vocazione bianchista, mentre Cori, la Ciociaria e le isole pontine offrono nuovi spunti, con varietà come bellone, abbuoto, capolongo, lecinaro, pampanaro e maturano sempre più convincenti.

Il potenziale è alto e le individualità non mancano: ora serve una visione condivisa per trasformare questo fermento in un vero sistema territoriale.

Abruzzo e Molise: 9 Chiocciole, 11 Bottiglie, 5 Monete, 9 Novità Tutti i riconoscimenti alle cantine abruzzesi e molisane

L’Abruzzo conferma la sua vitalità con produzioni che spaziano dalla costa alla montagna. Il Cerasuolo d’Abruzzo vive un momento felice, sempre più apprezzato per colore e versatilità. In difficoltà invece il Montepulciano, penalizzato da scelte stilistiche datate e da un’immagine commerciale poco curata, ma con alcuni esempi virtuosi in chiave moderna.

Cresce l’interesse per i vini bianchi, che nelle degustazioni hanno convinto più dei rossi. Brilla il Trebbiano d’Abruzzo, discreto ma profondo, mentre il Pecorino mostra un ampio spettro espressivo. Promettente anche il lavoro sulle sottozone della Doc Abruzzo. Le ultime annate, climaticamente estreme, evidenziano i vantaggi (e i limiti) della pergola abruzzese.

Il Molise, nonostante resti schivo e poco raccontato, inizia a ritagliarsi uno spazio interessante, soprattutto grazie alla Tintilia, su cui resta da lavorare sia a livello enologico che comunicativo. Le sue produzioni si muovono con continuità tra le influenze abruzzesi e campane.

Campania: 13 Chiocciole, 12 Bottiglie, 2 Monete, 10 Novità Tutti i riconoscimenti alle cantine campane

Dopo annate difficili, il 2024 è stato quasi “classico”, con vendemmie anticipate per il caldo e piogge di settembre che hanno aiutato la maturazione. I cambiamenti climatici impongono una gestione  attenta  della   vigna,   con   ritorno   a   tecniche   tradizionali   come   la   pergola.   In Irpinia crescono nuove aziende con ottimi Greco di Tufo e Fiano di Avellino, mentre i Taurasi diventano più leggeri. Fuori dalle Docg, si affermano piccole realtà artigiane nel Sannio e Caserta. Campi Flegrei offre vini moderni e caratteriali, mentre il Vesuvio soffre per incendi e pochi investimenti. La Costa d’Amalfi mantiene alta la qualità, ma il Cilento risente maggiormente del caldo, soprattutto sui vitigni internazionali.

Puglia: 11 Chiocciole, 6 Bottiglie, 3 Monete, 5 Novità Tutti i riconoscimenti alle cantine pugliesi

La viticoltura pugliese, come nel resto del Sud, ha dovuto adattarsi a estati più calde e a una riduzione delle piogge fino al 30-40%. Le pratiche sostenibili hanno aiutato la vite a resistere, ma la produzione resta sotto la media, con costi in aumento e prezzi delle uve in calo, soprattutto   per   il   primitivo   di    Manduria,    vittima    di    speculazioni    commerciali.  La qualità media dei vini è comunque alta, con eccellenze dalla Daunia e dalla Puglia centrale, guidate dal Nero di Troia. Interessante la nascita dell’Associazione Capitanata Spumante Metodo Classico. Nel Salento, i vini rosa sono in ripresa, mentre cresce anche l’interesse per i vini dolci, grazie a vitigni come Moscato, Malvasia, Aleatico e Primitivo Dolce Naturale.

Basilicata: 3 Chiocciole, 1 Bottiglia, 2 Novità Tutti i riconoscimenti alle cantine lucane

La Basilicata del vino cresce con costanza, guidata dall’Aglianico del Vulture, che resta il cuore pulsante della produzione regionale. L’annata 2024 promette bene, grazie a uve di ottima qualità e vini eleganti e freschi. Ma il fermento si estende oltre il Vulture: la Doc Matera e altre zone stanno investendo in ricerca e valorizzazione di vitigni autoctoni e internazionali, con risultati interessanti anche nei bianchi. Cresce l’attenzione alla sostenibilità e all’enoturismo, in un processo che punta a fare sistema e raccontare il territorio attraverso il vino.

Calabria: 2 Chiocciole, 1 Bottiglia, 3 Novità Tutti i riconoscimenti alle cantine calabresi

In Calabria l’annata 2024 si racconta più come un’esperienza umana che come semplice dato climatico o produttivo. Il vino qui è il frutto delle mani, delle scelte e dell’identità dei vignaioli che, nonostante sfide climatiche e sociali, mantengono viva una geografia segreta fatta di legami, memoria e appartenenza.

Il vino calabrese non è solo prodotto agricolo o mercato, ma relazione, cultura e racconto condiviso. Non si misura con punteggi o numeri, ma con la capacità di creare connessioni autentiche tra chi coltiva la terra e chi ne gode il frutto. È un gesto collettivo che unisce comunità e generazioni, e solo attraverso questa consapevolezza potrà costruire un futuro.

Sicilia: 17 Chiocciole, 14 Bottiglie, 5 Monete, 12 Novità Tutti i riconoscimenti alle cantine siciliane

Con circa 100.000 ettari vitati, di cui due terzi a bacca bianca, e una forte vocazione biologica, la Sicilia si conferma una delle regioni vitivinicole più vaste e diversificate d’Italia. Le annate del 2022 e 2024 mostrano una gamma ampia di vini, con sfide climatiche come caldo e siccità nel 2024 e peronospora nel 2023.

I bianchi, soprattutto Catarratto, Grillo e Insolia, mostrano buona salinità e carattere territoriale. I rossi, con Frappato, Cerasuolo di Vittoria e Nero d’Avola in crescita, guadagnano in espressività e piacevolezza, mentre gli Etna Rosso e faticano a causa del 2023. In ripresa anche le bollicine e i vini rosa, sebbene necessitino ancora di consolidamento territoriale.

Particolare attenzione va ai vini dolci e passiti come Marsala, autentiche emozioni della tradizione isolana. Cresce infine il contributo dei produttori artigianali di piccola scala, portatori di un profondo legame con la terra e le varietà autoctone, capaci di rinnovare la viticoltura locale con vini di grande anima.

Sardegna: 5 Chiocciole, 7 Bottiglie, 4 Novità Tutti i riconoscimenti alle cantine sarde

La Sardegna conserva una forte identità vitivinicola, con grande varietà di vitigni e vecchie vigne, ma deve affrontare il cambiamento climatico. Le ondate di calore più intense e la siccità persistente anticipano le vendemmie e complicano la maturazione delle uve, mettendo a rischio il rispetto dei disciplinari. I produttori più seri rispondono con pratiche in vigna attente e sostenibili, cercando di mantenere equilibrio e varietà. La siccità è la sfida più grave, con risorse idriche sempre più scarse.

Si rafforzano inoltre le collaborazioni tra vignaioli, anche se a livello istituzionale prevalgono grandi imprese. Slow Wine preferisce raccontare le piccole realtà artigianali che custodiscono valori ambientali e autentici.

 

La quinta edizione della Slow Wine Fair

A BolognaFiere, dal 22 al 24 febbraio 2026

C’è un appuntamento irrinunciabile per gli operatori dell’Horeca, i distributori e gli importatori interessati alle etichette di alta qualità e provenienti da metodi produttivi virtuosi: è la Slow Wine Fair, l’unica fiera internazionale dedicata al vino buono, pulito e giusto, che giunge alla sua quinta edizione a BolognaFiere da domenica 22 a martedì 24 febbraio 2026.

Organizzata da BolognaFiere in collaborazione con Slow Food, la Slow Wine Fair ospiterà oltre mille aziende vitivinicole che si riconoscono nel Manifesto del vino buono, pulito e giusto. Distribuite in isole espositive in base al Paese e alla regione italiana di appartenenza, le cantine

– certificate biologiche o biodinamiche, o in conversione – racconteranno e faranno degustare al pubblico i propri vini, frutto di una rigorosa selezione.

Professionisti e buyer potranno partecipare a masterclass e conferenze in cui approfondire la conoscenza di millesimi, terroir e produttori, e usufruire di un servizio esclusivo e gratuito di matchmaking, per filtrare in modo mirato gli espositori da incontrare.

Oltre al vino, la tre giorni in fiera valorizzerà anche altre declinazioni dell’alimentazione sana e sostenibile, altamente qualificate e orientate al visitatore Horeca: dagli amari della Fiera dell’Amaro d’Italia al caffè dei torrefattori della Slow Food Coffee Coalition, fino al sidro.

«La Slow Wine Fair è un evento unico nel panorama fieristico perché unisce una forte identità valoriale a un format b2b pensato per l’Horeca e per chi cerca vini di qualità, sostenibili e rappresentativi del territorio», afferma Rossano Bozzi, Direttore della Business Unit di BolognaFiere. «Qui il vino non è solo un prodotto, ma il risultato di pratiche agricole virtuose, relazioni con il territorio e attenzione all’ambiente. L’internazionalizzazione è uno dei driver principali per la crescita dell’evento. Lo scorso anno abbiamo ospitato oltre 300 buyer da 20 Paesi, e continueremo su questa strada con progetti concreti: grazie alla collaborazione con ICE e Slow Food abbiamo avviato un roadshow in Canada, mentre nel 2026 lanceremo con il brand

International Wine Experience tre nuovi appuntamenti a Londra, Ho Chi Minh City e Città del Messico».

Con lo stesso biglietto di Slow Wine Fair, il pubblico potrà accedere anche a SANA Food, l’evento b2b di BolognaFiere sull’alimentazione sana, sostenibile e di qualità per l’Out-of- Home. A fare di SANA Food un’opportunità strategica unica in Italia è anche – per la prima volta – l’ingresso dei produttori dei Presìdi e delle reti Slow Food, che proporranno momenti formativi, degustazioni e tavole rotonde sui principali temi al centro delle politiche agroalimentari.

Dietro le quinte di Slow Wine 2026

La presentazione della guida è resa possibile grazie al sostegno di numerose aziende che con Slow Wine condividono valori e visione.

Official Partner sono Winterhalter, leader nello sviluppo di sistemi per tecniche di lavaggio professionali; Guala Closures, azienda globale specializzata nella progettazione e produzione di chiusure sostenibili per vino, distillati e bevande; Gruppo Saida ed Estal, esperti nella produzione e commercializzazione di contenitori in vetro per la distribuzione e la conservazione ottimale dei vini; Gruppo Reale Mutua, storico partner e sostenitore ufficiale di Slow Food Italia dal 2018; Bormioli Luigi, specializzato nell’arte vetraria da venticinque generazioni; Fieramente, società che si occupa di logistica, tecnologie avanzate e promozione internazionale per l’industria del vino, ed Eventi di Cartone, azienda che realizza stand e allestimenti per fiere in cartone nel rispetto dell’ambiente.

Fondamentale anche il supporto di Pulltex, scelta da cantine , sommelier, ristoratori e operatori per la qualità dei suoi cavatappi e accessori; Acqua S.Bernardo, con le sue fonti sulle Alpi Marittime è partner e sostenitore ufficiale di Slow Food Italia; Corno Pallets, azienda leader nella produzione e distribuzione di pallet e soluzioni per la logistica sostenibile; PEFC, sistema di certificazione per la gestione responsabile delle foreste, che promuove il rispetto dell’ambiente lungo tutta la filiera del legno, e che regala un’agenda personalizzata alla cantina che riceve il Premio per l’accoglienza; Cambium, punto di riferimento per il supporto e la formazione professionale alle aziende agricole e viticole biodinamiche e biologiche, che regala al Giovane vignaiolo la possibilità di partecipare a un corso a sua scelta; FISAR, la Federazione Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori, che affianca Slow Wine in tutti i suoi eventi e ha adottato la guida Slow Wine come libro di testo nei suoi corsi e l’Istituto Professionale Statale Colombatto, che con il contributo dei suoi studenti, garantisce il servizio in sala.

I collaboratori regionali di Slow Wine 2026

Ufficio stampa Slow Wine Fair 2026 – Credit Fotografie Paolo Properzi
 daniela.modonesi@bolognafiere.it  Slow Food: Elisa Virgillito – Elena Coccia –  Valter Musso press@slowfood.it 

Tutti i diritti riservati © 2025– Email: nonsolomodanews@gmail.com

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