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Katia Buchicchio, Miss Basilicata, è la vincitrice di Miss Italia 2025

Si chiama Katia Buchicchio la vincitrice di Miss Italia 2025. La giovane diciottenne ha trionfato durante la finale del concorso di bellezza più longevo d’Italia che si è svolto presso il Palasavelli di Porto Sangiorgio (FM) superando le finaliste Asia Campanelli (Miss Marche) e Fanny Tardioli (Miss Umbria). Porto Sangiorgio è il paese della miss Italia più anziana che vinto il concorso, ovvero Carlotta Maggiorana nel 2018. Ma veniamo alle polemiche scatenate dal ritorno in TV (RTV San Marino e Raiplay) di Miss Italia. A titolo di cronaca erano tredici gli anni che il Concorso di Miss Italia non veniva trasmesso sui canali RAI, anche se c’è stata l’edizione del 2019 che in occasione dell’ottantesimo anniversario, vinto da Carolina Stramare, ha avuto l’onore di essere trasmessa in RAI. Itinerante negli ultimi anni dopo lo spostamento dalla sede storica di Salsomaggiore (41 edizioni e 28 consecutive tra il 1950 al 2010). Ricordiamo che per un po’ di anni Miss Italia è stato trasmesso dalle reti di Urbano Cairo oltre a Canale 5.

Miss Italia: dalla Rai a Telesanmarino, la parabola di un concorso che resiste

Un tempo Miss Italia era molto più di un concorso: era un rito collettivo. Prima serata su RaiUno, milioni di spettatori, sponsor milionari, titoli sui giornali. Era la vetrina nazionale per chi sognava moda, cinema, televisione. Oggi invece il concorso è finito su Telesanmarino, un canale di nicchia. Non è scomparso, ma ha perso lo status di “istituzione televisiva”.

Come si spiega questa parabola? Ci sono due forze che hanno inciso più di tutte.

La concorrenza dei social e dei mille concorsi paralleli

Oggi chi vuole emergere non deve più passare dal palco di Miss Italia. Instagram, TikTok e decine di concorsi locali o di settore hanno frantumato quel monopolio. Negli anni ’80 e ’90 Miss Italia era la porta d’ingresso. Oggi è una delle tante, e nemmeno la più efficace: i social permettono a chi ha carisma, seguito o storytelling di imporsi senza corone in testa e senza telecamere Rai.

La cultura woke e il timore delle grandi reti

Qui arriva il punto scomodo. Un concorso basato sui canoni estetici, in diretta nazionale, oggi attira inevitabilmente polemiche: accuse di sessismo, di oggettificazione, di “spettacolo antiquato”. Per un broadcaster generalista con sponsor importanti, il rischio reputazionale è enorme. E così le grandi reti hanno preferito lasciar perdere.

Il risultato è che Miss Italia paga un prezzo alla sensibilità culturale contemporanea. Ma dire che sia “tutta colpa della cultura woke” sarebbe riduttivo. In realtà pesano anche fattori economici (costi di produzione, calo di audience generalista), mediatici (la TV lineare non ha più l’impatto di un tempo) e culturali (molte donne non si riconoscono più in un format che riduce tutto alla passerella).

Natura e cultura: il paradosso

Eppure, rimane un paradosso. È vero che i canoni estetici non sono soltanto una costruzione culturale: hanno radici biologiche, legate all’attrazione tra esseri umani. Sono parte della nostra natura e hanno influito per millenni sulla selezione e sull’evoluzione. Fingere che non esistano non li cancella.

Al tempo stesso, è altrettanto vero che i canoni cambiano nella storia, che la cultura li interpreta e li rimodella. Quindi sì, la bellezza esiste, ha un peso reale, ma non può essere congelata in un unico format o in un unico ideale estetico.

Un concorso che resiste

E allora eccoci qui: Miss Italia non è più il regno del prime time, ma non è nemmeno un reperto archeologico. Resiste su palcoscenici minori, continua ad avere un pubblico, e rimane un simbolo, anche se non più “l’istituzione nazionale” di un tempo. La sua stessa sopravvivenza dimostra che il bisogno di celebrare la bellezza, in qualche forma, rimane.

Il punto

Alla fine, la domanda che Miss Italia ci lascia è semplice: possiamo davvero archiviare la bellezza come se fosse un errore culturale? O dobbiamo accettare che esiste, che ha radici naturali e culturali insieme, e che continuerà ad accompagnarci, anche se in forme diverse? Miss Italia oggi non è più la regina del prime time, ma resta un termometro delle tensioni del nostro tempo: tra social e TV, tra biologia e ideologia, tra tradizione e cambiamento. Ed è proprio per questo che, pur ridimensionata, continua a far discutere.

Ricordiamo che a vincere l’86esima edizione del concorso (80esima come Miss Italia) è stata la diciottenne Katia Buchicchio, una Miss proveniente dalla Basilicata, regione che non aveva mai avuto il piacere di gioire per il successo di una sua rappresentante. In passato abbiamo avuto la possibilità di conoscere ed intervistare concorrenti che hanno partecipato alle prefinali e poi in gara o come riserve, hanno partecipato alla finale di Porto Sangiorgio e per questo ringraziamo Gaia Pardini (Miss Toscana) e Martina Fiore, Miss Rocchetta Bellezza Puglia 2025. Nulla da fare per la Miss Emilia-Romagna la modenese Greta Passini. In conclusione, possiamo dire che per merito di Patrizia Mirigliani e degli agenti regionali del concorso, con i loro staff, Miss Italia non è venuta a meno e ogni anno rinnova un appuntamento a fine estate che per molti anni è stato un appuntamento fisso e che ha permesso a centinaia se non a migliaia di ragazze di potersi esibire sui i palchi di tanti comuni italiani.

In merito alla finale, essendo un concorso di bellezza, spiace si sia dato più spazio alle concorrenti come partecipanti ad un talent che a una finale di un concorso di bellezza, anche perché, durante le selezioni regionali gli outfit sono stati molto differenti rispetto a quelli della finale. Siamo sicuri che Patrizia Mirigliani e il suo staff farà tesoro di questa finale di Porto Sangiorgio per cercare di riportare ai fasti passati un concorso di bellezza che ha dato lustro all’Italia.

Simone Martini e Bruno Angelo Porcellana

I crediti delle fotografie appartengono al sito ufficiale di Miss Italia
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