Erika Stevanato, in arte ERIKA, è una giovane cantautrice di 24 anni originaria di Massanzago, piccolo paese in provincia di Padova. Fin da bambina coltiva un profondo legame con la musica: a sette anni inizia a suonare il pianoforte e, con il tempo, scopre nel canto e nella scrittura un bisogno autentico, più che una semplice passione. Le sue prime canzoni nascono come pagine di diario, intime e personali, trasformandosi progressivamente in brani capaci di raccontare emozioni, esperienze e desideri. Nel settembre scorso si trasferisce a Milano per inseguire il suo sogno musicale e confrontarsi con una realtà più grande e stimolante. Il suo percorso è segnato da casting, audizioni, concorsi e da numerosi “no”, esperienze che diventano parte della sua crescita artistica e personale. Negli ultimi tempi intraprende anche l’esperienza di artista di strada a Milano, vivendo la musica in modo diretto e condiviso, a contatto con persone provenienti da tutto il mondo. Per ERIKA la musica è di tutti: ogni ascolto, anche breve, rappresenta un incontro prezioso e un motivo per continuare a credere nel proprio cammino. Con determinazione porta avanti il desiderio di far conoscere le sue canzoni, nella speranza che un giorno possano essere cantate anche dagli altri.
Erika, partiamo dalle origini: quando hai capito che la musica non era solo una passione, ma una vera necessità per te? “Ho capito che la musica non era solo una passione, ma una vera necessità per me, circa all’età di 14 anni, quando ho cominciato a scrivere. Ho sempre avuto il bisogno di parlare, di dire qualcosa, di esprimere le mie emozioni, ma, essendo sempre stata una ragazza molto timida, non trovavo il modo per poterlo fare. Quando ho cominciato a scrivere, a creare le prime bozze pianoforte e voce, ho sentito finalmente la possibilità di poter dire qualcosa e tirare fuori quello che ho sempre tenuto dentro”.
Hai iniziato a suonare il pianoforte a 7 anni: che ricordo hai di quel primo incontro con la musica? “All’età di 7 anni ero ancora troppo piccola per capire davvero il valore che avrebbe avuto il pianoforte per me. Mi piaceva andare a lezione, scoprire nuovi accordi, nuovi brani e fare i saggi di fine anno. Ma a volte ammetto che non dedicavo sempre il giusto tempo allo studio, ai compiti per casa, e ogni tanto il pianoforte stesso non era poi così mio amico. Quando non riesci a imparare un brano come vorresti, a impararlo in poche ore o a prendere un bel voto dal tuo insegnante, non trovi soddisfazione e non hai più motivazione. In questo, però, il fatto di essere una bambina mi ha aiutata tanto: ero ancora ingenua e forse non davo sempre il giusto peso al tempo e allo studio, ma prendere le cose un po’ più alla leggera e vedere il giorno dopo come una nuova avventura, una nuova sfida, forse un po’ un nuovo gioco tra me e il pianoforte, mi ha fatta rimanere fissa e determinata nel sogno che stavo cominciando pian piano a scoprire.”
Sappiamo che all’inizio provavi vergogna e timore nel cantare davanti agli altri: cosa ti ha aiutata a superare quella paura? “Ho sempre cantato in cameretta o nei momenti in cui non c’era nessuno in casa. Mi vergognavo o, perlomeno, avevo paura del giudizio di chi potesse ascoltarmi. Un giorno, però, il mio insegnante scoprì che mi piaceva cantare; così, senza dirmi niente, si presentò a lezione con uno spartito dove, oltre alle note, c’erano anche le parole: «Ora fammi sentire questa voce che tieni tanto nascosta». E da lì, dalle prime prove fatte a bassa, bassissima voce, con la voce che tremava e cercava conforto nelle note, presi davvero coraggio e cominciai a cantare. E ancora una volta il pianoforte non era stato soltanto un appoggio, ma era la spinta per poter tenere la mano alla mia voce e proteggermi dalla mia stessa paura. Purtroppo, qualche anno fa il mio insegnante è venuto a mancare, ma so che continuerà sempre a darmi la forza di tirare fuori la voce e di non avere paura, perché la musica sarà sempre dalla mia parte. Gli devo tutto, gli devo questo sogno.”
Le tue prime canzoni sono nate come pagine di un diario: quanto c’è della tua vita personale nei brani che scrivi? “Ammetto che nei miei brani c’è molto della mia vita. Mi piace prendere spunto dal mondo esterno, dalle persone e dagli avvenimenti che mi circondano, ma il più delle volte racconto di me. La musica è sempre stata uno sfogo e un modo per buttare fuori tutto, raccontarlo agli altri senza per forza essere seduti faccia a faccia, ma tramite le mie canzoni. Mi capita spesso di scrivere e piangere, di finire di scrivere una canzone e sentirmi a pezzi… ma è grazie a questo che poi sto meglio e non vedo l’ora di cantare quelle parole e di dedicarle a chi mi sta ascoltando. È vero, racconto molto della mia vita nei miei brani, ma è anche vero che racconto fatti che appartengono a molti, ricordi belli e brutti che ognuno ha, e se io provo liberazione dopo averli scritti, ho sempre la speranza che chi mi ascolta e si rivede nelle mie parole possa provare la stessa liberazione che ho provato io.”
A settembre dello scorso anno ti sei trasferita a Milano per inseguire il sogno della musica: com’è stato lasciare Massanzago e ricominciare in una città così grande? “Lasciare il mio piccolo paesino per andare in una città molto più grande non è stato così semplice. All’inizio ti fa paura tutto, ti senti così piccola in un mondo più grande del tuo e ti senti persa. Ancora tuttora mi sento spesso così, ma fa parte del gioco. Quando parti e insegui il tuo sogno, è il momento in cui capisci davvero la necessità che hai di parlare al mondo, di far vedere chi sei davvero. Non sempre ce la fai: io ho ancora tanta, tantissima strada da fare e in una città come Milano ti sembra di avere tutte le possibilità di potercela fare, ma anche tutti i “no” che puoi ricevere. Ma l’idea di essere partita per lei, per la musica, mi ha sempre dato il coraggio di rischiare e di non tirarmi indietro mai. Anche se mi sento piccola, sola, persa, in una città così, so che sono lì per lei”.
Hai parlato dei tanti “no” ricevuti tra casting, audizioni e concorsi: come si trova la forza di continuare nonostante le delusioni? “In questi anni ho partecipato a tantissimi concorsi, audizioni e casting. Ho avuto qualche piccola soddisfazione, ma anche tante, tante delusioni. Tanti pianti tornando a casa e l’idea di non potercela mai fare. Poco fa ho rifatto per l’ottava volta il casting per il talent Amici. Com’è andata non lo so, ma sono uscita da lì sapendo di avercela messa tutta e di avere la forza di tornarci altre otto volte, se ne avessi la possibilità. I “no”, con il passare del tempo, cominciano a pesare: senti che il tempo passa, alcuni vanno avanti e tu ti senti ferma. Ferma in quei “no”. È facile dire: “I no servono, non mollare mai, credici sempre…”, ma quando ci sei dentro ogni tanto rischi di cadere. E ammetto che mi è capitato e mi capita spesso di cadere; però ho anche capito che cadere e rimanere fermi non serve a niente, mentre cadere e rialzarsi, ricevere dei “no” al posto dei “sì” sbagliati, serve molto di più. E io ci credo, ci crederò sempre, perché è così”
In questo periodo hai iniziato a fare l’artista di strada a Milano: qual è stato il momento più bello o sorprendente vissuto cantando per strada? “Ho cantato poco tempo fa per la prima volta nelle strade di Milano come artista di strada e devo dire che è stato bellissimo. È ancora troppo presto per dire davvero com’è, perché ho ancora tantissima esperienza da fare, ma la prima volta è stata indimenticabile. Non c’erano tantissime persone e non ho fatto il concerto dell’anno, ma per me, nel mio piccolo, mi sono portata a casa qualcosa di più grande. Appena ho schiacciato play per la prima canzone, si sono fermati due ragazzi con la loro mamma: erano lì, mi ascoltavano e mi sorridevano, e la cosa più bella è che sono rimasti fino alla fine della canzone. Può sembrare una cosa banale e scontata, ma per me non lo è. Vedere persone che non mi conoscono e non sanno niente di me, che si fermano, mi ascoltano, mi fanno un cenno di sorriso o rimangono anche per la canzone dopo, è il regalo più bello che possano farmi.
Dici che “la musica è di tutti”: cosa significa per te vedere persone sconosciute fermarsi anche solo per pochi secondi ad ascoltarti? “Come accennavo prima, per me vedere persone sconosciute fermarsi e ascoltarmi è impagabile. Sono abituata a cantare in posti come un concorso, un’audizione o un evento, dove le persone sono lì sedute e, vuoi o non vuoi, devono ascoltarti per forza perché fai parte del programma. Vedere persone che invece scelgono di rimanere, scelgono di ascoltarti, è tutto un altro mondo. Anche i social ti aiutano a farti conoscere, anzi, penso sia il modo migliore per farlo e aiutino moltissimo. Ma condividere una canzone tramite un video e ricevere in cambio un like non sarà mai come poterli guardare negli occhi e provare a sentire quello che provano mentre ti stanno ascoltando”.
Tra i tuoi inediti — da “Acqua passata” a “Baby” — c’è una canzone a cui sei particolarmente legata? Perché? “Domanda difficile… ma, se devo rispondere senza pensarci troppo, direi “Goodbye”. È la canzone per la quale ho pianto di più, sia mentre la scrivevo, sia mentre la registravo, sia addirittura nel video. Questo non vuol dire che mi piaccia piangere, ma che questa canzone ha smosso tutto dentro di me, ogni piccola particella; e anche se non mi viene voglia di ballare mentre la canto o la ascolto, è l’unico modo che ho per sentirmi vicina a chi l’ho dedicata”.
Guardando al futuro, qual è il sogno più grande che vorresti realizzare con la tua musica? “Sono una ragazza che sogna tanto in grande, a volte anche troppo, ma ormai sto percorrendo questa strada e penso sia giusto che continui a sognare. Penso che la musica sia fatta di tanti step e di tanti obiettivi da raggiungere un passo alla volta. Se dovessi immaginarmi uno di quelli più grandi, sarebbe salire sul palco dei miei sogni, guardare e ascoltare le persone cantare le mie canzoni, vederle emozionarsi e abbracciarsi mentre lo fanno. Quando vedo gli artisti fare gli instore e incontrare tutti i loro fan, che si fanno ore e ore di fila, comprano i loro CD, cantano a squarciagola le loro canzoni e, quando arrivano dall’artista, lo abbracciano e piangono come se avessero realizzato uno dei loro sogni più grandi… mi chiedo che emozione si possa provare.
Beh… forse a me non accadrà mai, ma sognare a occhi aperti non me lo toglie nessuno”.
Le fotografie sono state fornite da Erika Stevanato. I diritti appartengono ai fotografi che le hanno scattate.
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