In occasione del convegno organizzato dall’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna dal titolo “Le grandi trasformazioni energetiche e ambientali. Come cambia l’informazione. FALSI MITI, LUOGHI COMUNI, MULTIMEDIALITÀ, USO CORRETTO DELLE FONTI, INTERESSI IN GIOCO”, tenutosi presso l’Ecomuseo delle Erbe Palustri di Villanova di Bagnacavallo (RA) della direttrice Maria Rosa Bagnari e organizzato in collaborazione con l’UNARGA (Unione Nazionale delle Associazioni Regionali dei Giornalisti di Agricoltura) del presidente Roberto Zalambani e che ha visto come relatori del convegno, oltre a Maria Rosa Bagnari e Roberto Zalambani, anche Nicola Armaroli, Paolo Galletti e Stefano Folli. Ricordiamo che l’Ecomuseo è gestito in convenzione con il Comune di Bagnacavallo (RA) dall’associazione civiltà delle erbe palustri di cui è presidente Maria Rosa Bagnari.
Al termine del convegno c’è stata l’opportunità di visitare e sapere di più delle attività organizzate dall’Ecomuseo delle Erbe Palustri. Cicerone d’eccezione la stessa direttrice del museo, ovvero Maria Rosa Bagnari. Al termine della breve visita guidata c’è stato il pranzo presso la “Locanda dell’allegra mutanda” (e il nome di per sé è già tutto un programma), sita all’interno al Museo dove i partecipanti hanno avuto l’opportunità di apprezzare oltre al bellissimo ambiente anche l’underware appeso e, ovviamente, i prodotti tipici de il Consorzio “Il Bagnacavallo”. Nato nel 1999, il Consorzio valorizza la tradizione agricola e le produzioni di eccellenza locali: viticoltura, allevamenti, orto, frutta e fiori.Il paniere comprende vini (tra cui il “Bursôn” IGT), aceti, distillati, Saba, miele, carni e dolci di aziende di Bagnacavallo e dintorni.
La direttrice Maria Rosa Bagnari ha voluto ricordare che l’Emilia-Romagna, consapevole delle rapide trasformazioni del paesaggio e del rapporto con la campagna, ha scelto di valorizzare i musei del mondo rurale per studiare e raccontare le radici dei propri territori.
In Emilia-Romagna ci sono 13 Ecomusei (innovazione e tradizione della cultura materiale). Gli Ecomusei operano in una rete che include: Museo dell’Aceto Balsamico tradizionale di Spilamberto (MO), Museo del Cielo e della Terra di San Giovanni in Persiceto, Ecomuseo dell’Acqua di Sala Bolognese, Museo della Collina e del Vino di Serravalle Bolognese, Ecomuseo di Argenta, Museo del Cervo di Mesola, Manifattura dei Marinati di Comacchio, Centro di Documentazione sul Mondo Agricolo ferrarese di S. Bartolomeo in Bosco, IDRO Ecomuseo delle Acque a Ridracoli (FC) e, nel ravennate, Museo del Sale di Cervia, Giardino delle Erbe officinali di Casola Valsenio, Museo del Paesaggio dell’Appennino faentino (Rocca di Riolo Terme) ed Ecomuseo delle Erbe Palustri di Villanova di Bagnacavallo.
Gli ecomusei tutelano anche patrimoni immateriali (come il “saper fare”) e promuovono la responsabilità delle comunità verso i propri ambienti naturali.
L’obiettivo non è coltivare nostalgia per mestieri scomparsi, ma trasformare la consapevolezza della tradizione in appartenenza, rispetto e conoscenza delle specificità ambientali, ricavandone anche spunti per rilanciare pratiche artigianali ancora importanti per l’economia locale.
Molte sarebbero le cose da scrivere ma ci limitiamo alla Lavorazione delle cinque erbe a Villanova
A Villanova la vita e lavoro ruotavano attorno alle erbe palustri: la raccolta e l’uso di queste materie prime naturali sostenevano l’economia locale.
Si utilizzavano cinque erbe—canna, stiancia, giunco lacustre, carice e giunco pungente—oltre a legni locali come pioppo e salice. Gli sfalci stagionali permettevano l’uso delle erbe e, insieme, il rinnovarsi dell’ecosistema vallivo.
La canna
La canna si sfalciava in periodi diversi secondo l’uso: in agosto si raccoglieva il fiore, prima della piena fioritura, per gli spazó (scope fini da interni); in settembre, a “altezza d’uomo”, era ideale per costruire capanni; in dicembre, dopo le gelate, si raccoglieva la canna matura (fino a 4 m) per i graticci.
La stiancia e il giunco lacustre
La stiancia, detta pavìra, si sfalciava nelle valli ferraresi e bolognesi in agosto ed era la più usata: con essa si realizzavano sporte, borse, stuoie, cestini, cappelli, calzature, panciotti e impagliature per fiaschi. Col giunco lacustre, sfalciato in giugno, si facevano richiami da caccia e alcune sporte, tra cui la sportla de pès o sportla lèsa (sporta del pesce o sporta liscia), il più antico manufatto villanovese eseguito a mano, senza sagome di legno.
La carice, il giunco pungente
La carice si sfalciava soprattutto a Punte Alberete in giugno e veniva pettinata con grandi pettini metallici, poi legata e imballata. La carice massima (bianca) serviva per l’impaglio del fiasco “tipo Chianti” e delle sedie fini; la carice acuta (stretta) per la tnisa (corda per ordire il telaio delle stuoie), per i legacci dei covoni di grano e riso (bêlz) e per l’impaglio delle sedie rustiche.
Il giunco pungente, usato a telaio per resistenti stuoini da finestra, è l’unica erba non sfalciata: si raccoglieva in luglio e agosto, strappando ogni stelo con l’infiorescenza.
A Villanova erano diffuse anche lavorazioni del legno per stie, sedie e pale, svolte in piccole botteghe con due attrezzi principali: il “cavallo” e il coltello a doppia impugnatura. I pezzi si assemblavano a incastro: dalle stie per animali alle sedie (tra cui la scarena cun e’ spadagló, con spalliera leggermente sporgente). Con i rami di salice si intrecciavano anche rasparole (filtri per i raspi nel tino), e’ crén per il fieno e la cróla, gabbia per chioccia e pulcini.
Punto forte dell’associazione e dell’Ecomuseo, la didattica e laboratori per le scuole
Le attività sono modulabili per tempi e bisogni della scuola e possono svolgersi anche in classe. In base alla durata della visita si possono combinare più progetti e avviare percorsi di continuità didattica.
Le proposte didattiche, attive dal 1987 e aggiornate annualmente, presentano la “Bioregione” come riconoscimento del luogo in cui si vive: spazi, abitudini, linguaggi, relazioni e oggetti quotidiani. Scopo: conoscerne risorse e potenzialità naturali, sociali e culturali per favorire uno stile di vita sostenibile.
Per chi non c’è mai stato all’Ecomuseo delle erbe palustri a Villanova di Bagnacavallo ecco 6 buoni motivi per visitarlo”.
- Scoprire antiche tradizioni, attraverso un viaggio nelle tecniche artigianali di raccolta e intreccio delle erbe palustri, tramandate da generazioni e ancora vive nella cultura locale.
- Scoprire la natura in un ambiente umido ricco di biodiversità, dove osservare da vicino flora e fauna tipiche e dedicarsi anche al birdwatching.
- Scoprire un’esperienza educativa con esposizioni, laboratori e attività didattiche per adulti e bambini, pensati per imparare divertendosi e conoscere il territorio in modo coinvolgente.
- Scoprire la comunità locale: la visita sostiene e valorizza l’impegno di Villanova di Bagnacavallo nel custodire le tradizioni e promuovere un turismo attento e responsabile.
- Scoprire eventi e manifestazioni: durante l’anno il museo propone mostre e feste, occasioni conviviali per incontrare persone, ascoltare storie e trovare prodotti artigianali del luogo.
- Scoprire un luogo autentico: una realtà genuina e poco conosciuta, ideale per chi ama mete fuori dai circuiti turistici e vuole assaporare una Romagna più vera e quotidiana.
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