{"id":29088,"date":"2025-04-08T20:30:39","date_gmt":"2025-04-08T20:30:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.nonsolomodanews.it\/wordpress\/?p=29088"},"modified":"2025-04-08T21:15:29","modified_gmt":"2025-04-08T21:15:29","slug":"salone-del-mobile-paolo-sorrentino-la-dolce-attesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.nonsolomodanews.it\/wordpress\/salone-del-mobile-paolo-sorrentino-la-dolce-attesa\/","title":{"rendered":"Salone del Mobile &#8211; Paolo Sorrentino. La dolce attesa"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_29089\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.nonsolomodanews.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/02_Paolo-Sorrentino_La-dolce-attesa_\u252c\u00aeMonica-Spezia_Salone-del-Mobile-2025-scaled.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-29089\" class=\"wp-image-29089 size-medium\" src=\"https:\/\/www.nonsolomodanews.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/02_Paolo-Sorrentino_La-dolce-attesa_\u252c\u00aeMonica-Spezia_Salone-del-Mobile-2025-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.nonsolomodanews.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/02_Paolo-Sorrentino_La-dolce-attesa_\u252c\u00aeMonica-Spezia_Salone-del-Mobile-2025-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.nonsolomodanews.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/02_Paolo-Sorrentino_La-dolce-attesa_\u252c\u00aeMonica-Spezia_Salone-del-Mobile-2025-683x1024.jpg 683w, https:\/\/www.nonsolomodanews.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/02_Paolo-Sorrentino_La-dolce-attesa_\u252c\u00aeMonica-Spezia_Salone-del-Mobile-2025-768x1151.jpg 768w, https:\/\/www.nonsolomodanews.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/02_Paolo-Sorrentino_La-dolce-attesa_\u252c\u00aeMonica-Spezia_Salone-del-Mobile-2025-1025x1536.jpg 1025w, https:\/\/www.nonsolomodanews.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/02_Paolo-Sorrentino_La-dolce-attesa_\u252c\u00aeMonica-Spezia_Salone-del-Mobile-2025-1366x2048.jpg 1366w, https:\/\/www.nonsolomodanews.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/02_Paolo-Sorrentino_La-dolce-attesa_\u252c\u00aeMonica-Spezia_Salone-del-Mobile-2025-1080x1619.jpg 1080w, https:\/\/www.nonsolomodanews.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/02_Paolo-Sorrentino_La-dolce-attesa_\u252c\u00aeMonica-Spezia_Salone-del-Mobile-2025-scaled.jpg 1708w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-29089\" class=\"wp-caption-text\">02_Paolo Sorrentino_La dolce attesa_\u252c\u00aeMonica Spezia_Salone del Mobile 2025<\/p><\/div>\n<p><em>A<\/em><em>ff<\/em><em>i<\/em><em>a<\/em><em>n<\/em><em>c<\/em><em>a<\/em><em>t<\/em><em>o<\/em> <em>d<\/em><em>a<\/em><em>l<\/em><em>l<\/em><em>a scenografa Margherita Palli e dal tessuto sonoro di Max Casacci, Paolo Sorrentino, il regista premio Oscar porge un tributo a un sentimento universale: l\u2019attesa. Non un intervallo ma il momento pi\u00f9 sincero della vita. A scandirla, il battito di un cuore, nascosto, misterioso.<\/em><\/p>\n<p>La dolce attesa (pad. 22-24), il progetto-installazione del regista Paolo Sorrentino per il Salone 2025 \u00e8 un\u2019esperienza che trasforma lo spazio in un controcampo di emozioni sospese, in un limbo di suggestioni visive e sonore, giocando sul confine tra due verbi. Ce n\u2019\u00e8 uno, attendere, che non significa stare fermo. Attendere \u00e8 volgere lo sguardo, tendere verso. Inseguire, senza correre. E c\u2019\u00e8 l\u2019altro, quello sbrigativo, perentorio: aspettare. Che mette ansia. Il piede che batte nervoso, l&#8217;occhio sull&#8217;orologio, il tempo che non passa. Aspettare \u00e8 lo stato d\u2019animo dell\u2019insofferenza. L\u2019attesa, invece, \u00e8 una dimensione. Un luogo in cui qualcosa pu\u00f2 accadere. Un tempo di transizione. Per questo (forse) il regista la chiama \u201cdolce\u201d. Perch\u00e9 l\u2019attesa non \u00e8 passiva. \u00c8 s\u00ec lenta, ma fertile. Incubatrice. Le serve tempo. Il tempo di trasformare il caos \u2013 quello fuori e dentro di noi quando aspettiamo in una clinica \u2013 in qualcosa di riconoscibile. Non subito. Al momento giusto. Bisogna saperci stare, nel vuoto di quella sala. E allora come quello spazio viene progettato e realizzato pu\u00f2 fare la differenza.<br \/>\n<!--more--><br \/>\nSpiega Paolo Sorrentino: \u201cCon \u201cLa dolce attesa\u201d <em>p<\/em><em>a<\/em><em>r<\/em><em>li<\/em><em>a<\/em><em>m<\/em><em>o<\/em> <em>de<\/em><em>ll<\/em><em>\u2019<\/em><em>a<\/em><em>t<\/em><em>t<\/em><em>e<\/em><em>s<\/em><em>a<\/em> <em>d<\/em><em>i<\/em> <em>u<\/em><em>n responso medico. Quel tipo di attesa diventa una sospensione. Rimaniamo appesi. Fermi, tesi, nervosi. E angosciati. E la sala d\u2019attesa, cos\u00ec come \u00e8 stata concepita fino a oggi, \u00e8 solo un\u2019amplificazione dell\u2019angoscia. Tra pareti bianche, sedie scomode, monitor che proiettano numeri, impiegati scontrosi, si finisce per accanirsi ossessivamente sullo smartphone. Forse, allora, dovremmo ripensare l\u2019attesa. Ingannarla. Viaggiare e perdersi nel viaggio come in un vago senso di ipnosi. Cos\u00ec, forse, aspettare pu\u00f2 diventare meno penoso. Perch\u00e9 diventa altro. La nostra sala d\u2019attesa vuole essere un\u2019altra cosa. Non ti costringe a star fermo, ma ti lascia andare. Un piccolo viaggio, come da bambini, su giostre rassicuranti. Da adulti, i cavallucci sono diventati poltrone come gusci, come ventri materni. Gli impiegati riluttanti sono sostituiti da uomini e donne che ti riconciliano con un\u2019idea di tranquillit\u00e0. Ti sorridono e sanno regalare una carezza paterna. La vista si concentra su un coacervo di vetri smerigliati che occultano, deformano, l\u2019unico elemento che, se continua a battere, ci allunga la vita. \u00c8 il cuore. Nascosto, misterioso, eppure lui \u00e8 l\u00ec, a ricordarci che non \u00e8 ancora finita<\/em>\u201d.<br \/>\nNell\u2019epoca della velocit\u00e0 e del \u201ctutto subito\u201d, riscoprire il senso dell\u2019attesa significa approcciarsi ad essa cogliendo l\u2019opportunit\u00e0 di osservarsi e ascoltarsi. L\u2019attesa come il momento prima dell\u2019alba. Per riempire questo buio, Paolo Sorrentino ha scelto Margherita Palli \u2013 scenografa con quarant\u2019anni di carriera, costellati dalle collaborazioni con registi come Luca Ronconi, Liliana Cavani, Mario Martone, Alexander Sokurov e coreografi come Yang Jiang, Daniel Ezralow, e da moltissimi premi, tra cui sei Premi UBU. Lei, che al primo appuntamento con il regista non sapeva cosa aspettarsi, racconta: \u201c<em>Faccio <\/em><em>il set designer, mi occupo di opera lirica, di prosa, mostre ed eventi; con il mio collaboratore Marco Cristini ho l\u2019arrivo di Sorrentino; cosa voleva da me, cosa dovevo fare, un\u2019attesa ansiosa del tema da svolgere. Con poche parole ma con un\u2019idea precisa ci ha raccontato la \u201csua\u201d attesa e ci ha chiesto di pensare a un luogo che la renda pi\u00f9 dolce e a un caleidoscopio che nasconde un cuore. Quando \u00e8 andato via, ho pensato che dovessi procedere come faccio di solito, creare la scenografia di uno testo di un\u2019opera lirica; muovermi dentro un edificio effimero con un senso dell&#8217;orientamento e attenzione a segni, simboli e significati, rispettando le richieste. Un Teatro \u00e8 un grande spazio per lo pi\u00f9 situato al centro delle citt\u00e0. I grandi Teatri sono chiamati Opera, mentre i piccoli Teatri possono essere chiamati \u201cLa dolce attesa\u201d ed essere dentro un padiglione della fiera a Rho\u201d.<\/em><br \/>\nSe l\u2019attesa \u00e8 uno spazio sospeso, il suono deve saperla colmare mentre ne racconta il ritmo. Per questo,Paolo Sorrentino ha affidato a Max Casacci la creazione di un tessuto sonoro che ne scandisce lo scorrere. Un battito sommerso, pulsante, che accompagna l\u2019esperienza immersiva dell\u2019installazione senza imporsi, ma penetrando nel respiro di chi la vive. Musicista, produttore e ingegnere del suono, Casacci \u00e8 noto per essere il fondatore e chitarrista dei Subsonica, una delle band pi\u00f9 influenti della scena musicale italiana. La sua ricerca sonora lo ha portato oltre i confini della musica tradizionale, sperimentando con i suoni dell\u2019ambiente e trasformando il quotidiano in composizione. Recente la sua collaborazione con Michelangelo Pistoletto, con cui ha realizzato <em>Watermemories<\/em>, un\u2019opera sonora nata dai suoni dell\u2019acqua di Biella. \u00c8 stato direttore del Traffic Torino Free Festival, uno dei principali festival rock italiani e nel corso della sua carriera, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Italiano della Musica e l&#8217;MTV Europe Music Award come miglior artista italiano. Il suono che ha creato per La dolce attesa \u00e8 una presenza che vibra, si dilata e si contrae, proprio come il tempo dell\u2019attendere. Casacci costruisce un paesaggio acustico che avvolge il visitatore, evocando la tensione e la magia dell\u2019attesa: \u201c<em>Una musica senza strumenti musicali che, intonando esclusivamente rumori e canti del mare, suoni delle foreste, respiri del vento e trasparenze di cristallo, si immerge nel battito di un\u2019attesa<\/em>\u201d racconta il musicista.<br \/>\nL\u2019attesa non \u00e8 silenziosa, \u00e8 un ritmo interiore che pulsa sotto la superficie. E in questo viaggio ipnotico e stordente, il suono di Casacci diventa il battito nascosto di quel tempo che scorre, insegnandoci ad ascoltare l\u2019attesa con cuore e orecchie nuove.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Paolo Sorrentino. La dolce attesa<br \/>\n8 \u2013 13 aprile 2025<br \/>\nFiera Milano, Rho \u2013 Pad. 22-24<br \/>\nIngresso su prenotazione su <a href=\"http:\/\/www.salonemilano.it\/\">www.salonemilano.it<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Ufficio Stampa Salone del Mobile<br \/>\nTutti i diritti riservati \u00a9 2025 \u2013 Email: nonsolomodanews@gmail.com<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Affiancato dalla scenografa Margherita Palli e dal tessuto sonoro di Max Casacci, Paolo Sorrentino, il regista premio Oscar porge un tributo a un sentimento universale: l&rsquo;attesa. Non un intervallo ma il momento pi&ugrave; sincero della vita. A scandirla, il battito di un cuore, nascosto, misterioso. La dolce attesa (pad. 22-24), il progetto-installazione del regista Paolo Sorrentino per il Salone 2025 &egrave; un&rsquo;esperienza che trasforma lo spazio in un controcampo di emozioni sospese, in un limbo di suggestioni visive e sonore, giocando sul confine tra due verbi. Ce n&rsquo;&egrave; uno, attendere, che non significa stare fermo. Attendere &egrave; volgere lo sguardo, tendere verso. Inseguire, senza correre. E c&rsquo;&egrave; l&rsquo;altro, quello sbrigativo, perentorio: aspettare. Che mette ansia. Il piede che batte nervoso, l&rsquo;occhio sull&rsquo;orologio, il tempo che non passa. Aspettare &egrave; lo stato d&rsquo;animo dell&rsquo;insofferenza. L&rsquo;attesa, invece, &egrave; una dimensione. Un luogo in cui qualcosa pu&ograve; accadere. Un tempo di transizione. Per questo (forse) il regista la chiama &ldquo;dolce&rdquo;. Perch&eacute; l&rsquo;attesa non &egrave; passiva. &Egrave; s&igrave; lenta, ma fertile. Incubatrice. Le serve tempo. 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